giovedì 19 dicembre 2019

Happy Hannukkha


La festa di Hannukkha, o Festa delle Luci, cade quest'anno dal 23 al 30 dicembre, con accensione della prima luce la sera del 22 dicembre.
La parola "Hannukkha" o "channukkah" significa  inaugurazione consacrazione, perché il 25 di Kislev venne inaugurato il nuovo altare nel Tempio di Gerusalemme, dopo la liberazione della Giudea dall'occupazione Siriana ellenica di Antioco IV Epifane. 
I Maccabei dovettero ripulire il Tempio dagli idoli e costruire un nuovo altare perché quello precedente era stato profanato

Il miracolo di Hanukkah, che è narrato nel Talmud, da' origine a questa festa che dura otto giorni, ed è  caratterizzata dall'accensione dei lumi di un candelabro a nove braccia chiamato chanukkià, il quale ricorda una Menorah ma ha due nove e non sette braccia
La storia vuole che, dopo la riconquista del Tempio di Gerusalemme devastato in parte dagli ellenici, secondo il rituale la menorà del Tempio doveva essere illuminata permanentemente con olio di oliva puro, ma si trovò olio sufficiente solamente per una giornata. I sacerdoti asmodei prepararono una menorà di ferro e stagno ed accesero comunque i lumi: miracolosamente quel poco olio durò il tempo necessario a produrre l'olio puro, otto giorni, da questo episodio deriva l'usanza di accendere la chanukkià..
Durante questa festa,  ogni giorno viene accesa un'ulteriore candela, queste vanno posizionate a partire da destra, ma accese da sinistra verso destra, quella centrale (chiamata Shammash) serve ad accendere le altre e va quindi sempre accesa.
 Nel Talmud sono presenti due opinioni: una indica che nel primo giorno si accendano tutte le luci della chanukkiah e ogni giorno se ne accenda una in meno rispetto al precedente; l'altra opinione, quella Halakhica, al contrario, prescrive di accendere solo la prima candela nel primo giorno e aumentare di una candela ogni giorno successivo

Quelli sopra in foro, sono i "dreidel" o "sevivon" , delle trottole, di legno per lo piu',  con cui i bambini ebrei giocano ancora oggi  in questo periodo dell'anno.  Ciascun dreidel presenta sulle facce le lettere dell'alfabeto ebraico Nun  (נ), Ghimel (ג), Hei (ה) e Pe (פ): queste sono le iniziali della frase  "nes gadol hayà po", "un grande miracolo è avvenuto qui" (glie brei in diaspora sostituiscono la lettera  Pe con la Shin (ש), iniziale per sham, : così la frase, tradotta, diviene "un grande miracolo è avvenuto lì [in Israele ]").

Durante il periodo dei Maccabei, gli ebrei furono incarcerati per il "crimine" di studiare la Torà. Mentre erano in prigione, questi ebrei si riunivano insieme per giocare il "dreidel o Sevivon (סְבִיבוֹן) - trottola". Con il pretesto di passare il tempo, si impegnavano in verità  in discussioni sulla Torà e sfidavano così i nemici dell'ebraismo. Ove sorpresi, dai soldati nemici, essi all'apparenza semplicemente giocavano con le trottole.


Non si sa esattamente quando, ma per questa festa si iniziarono  a cucinare le sufganiot, dei Krapfen,  cotti nell'olio, cio' a ricordo dell'olio di oliva della Menorah del Tempio di Gerusalemme e del suo miracolo in Chanukkah.



Oggi: Al giorno d'oggi, durante le sere di Chanukkà,  si è diffuso l'uso presso numerose comunità in tutto il mondo, di celebrare l'accensione delle candele in maniera pubblica. Numerose persone si ritrovano in una piazza centrale della città dove è stata installata una grande chanukkià. 

Il presidente della comunità o il rabbino capo, tengono un breve discorso, recitano la benedizione (beracha) delle candele e inaugurano la festa. I presenti solitamente intonano inni gioiosi ed eseguono tipici balli ebraici. 

In ultimo, lascio  qui il link ad un interessante articolo del Rav Haim Cipriani "Il vero miracolo di Hannukkha"


Buona festa delle Luci a tutti

sabato 8 settembre 2018

Rosh ha-shanah 5779 (10-11 settembre 2018)


Un augurio di felice capodanno a tutti voi.
Il 10 /11 settembre inizia l'anno 5779 del calendario ebraico (vigilia la sera del 9 settembre).
Il capodanno ebraico non ricorda un particolare evento del popolo ebraico ma è il ricordo della creazione del mondo; è, in altre parole, il giorno del “compleanno” della Terra. Una data quindi di importanza universale in quanto, riallacciandosi al giorno in cui furono creati il primo uomo e la prima donna, mette in luce che l’intera umanità, discendente tutta dalla prima coppia, gode di pari diritti e dignità in quanto ogni uomo è figlio di Dio.
Rosh ha shanà è il giorno dell'esame di coscienza,in cui l’uomo si sforza di giudicare se stesso, il proprio comportamento durante l’anno trascorso, gli errori commessi, le tentazioni alle quali non ha resistito. E in base a tale giudizio, prende l’impegno di cambiare, di rafforzare le giuste decisioni, di eliminare gli errori per quanto gli sarà possibile. L’errore è infatti una componente umana; le difficoltà che la vita ci prospetta ogni giorno, ci pongono dinanzi a continue scelte, a inevitabili dubbi, a insistenti tentazioni: la santità perfetta è qualità che solo Dio possiede. E' quindi anche giorno di speranza, speranza nel miglioramento. 

Usi a tavola
A Rosh Hashanà è uso mangiare cibi che simboleggiano dolcezza, benedizione ed abbondanza come simbolo del tipo di anno che desideriamo ricevere. 
La challah, ossia il pane preparato per la festa, oltre che nel sale (come di abitudine) viene intinta nel miele perché “ci conceda il Signore un anno dolce e piacevole”. Inoltre la sua forma non è allungata, ma rotonda, perché l’anno sia privo di spigoli.
Si mettono in tavola mele e melograni: le mele vengono intinte nel miele e mangiate dopo il pane, quasi da raddoppiare l’augurio di un anno dolce. 
I melograni, oltre essere primizia di stagione, vengono divisi tra i commensali, i quali si augurano che durante il nuovo anno le buone azioni si moltiplichino come i semi di un melograno.
In molte comunità si usa terminare la cena con un dolce fatto col miele.
I vari piatti che sono mangiati durante la cena di Rosh ha-shanah sono generalmente composti da: fichi, mela, zucca, fagiolini, porri, bietola, datteri, melograno.


Che questo 5779 possa portare armonia, amore, salute e  ricchezza al mondo intero. Shana' Tovà



mercoledì 24 gennaio 2018

27 gennaio 2018 Giornata della Memoria


Anche quest’anno  ci avviciniamo alla data del 27 gennaio, il Giorno della Memoria.

Credo ormai tutti si sappia cosa si ricorda (la risoluzione 60/7 dell'Assemblea delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria scelse la data del 27 gennaio per ricordare la tragedia della Shoàh,  il 27 gennaio fu scelto  poiché proprio in quel giorno, nel 1945, le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschiwitz).

Da alcuni anni si assiste tuttavia ad accesi e, almeno per me, dolorosi dibattiti su questa giornata. 

Tralasciamo tutti coloro che, proprio in occasione del 27 gennaio e solo in questa giornata, se ne escono con recriminazioni sul fatto che non sia l’unico sterminio accaduto nella storia. Il che è certamente vero, ma è altresì vero che ogni genocidio puo’ avere ben diritto a una sua precisa giornata, senza con cio’ voler assolutamente dimenticare gli altri.
Nel 1961 il grande compositore russo Šostakovič scrisse la Sinfonia n. 13 in si bemolle minore (Op. 113, Babij Jar) in memoria degli ebrei trucidati a Babij Jar appunto (“il burrone della nonna”, 33 mila ebrei trucidati in due soli giorni).
Subito il governo sovietico, con cui già il compositore aveva dei “problemi”, lo riprese facendo notare che durante la guerra morirono anche molti russi non ebrei.  La risposta di Šostakovič fu “è vero, è certamente  vero, ma io ho scritto quest’opera per ricordare gli ebrei”

Ma chi davvero mi desta profonde perplessità sono  sono coloro che invitano al ricordo e usano manifesti con le scritte “Giornata della memoria antifascista e antisionista”

E qui proprio non ci siamo.
Prima di tutto la Giornata della Memoria  è definita dalla legge italiana quale a giornata per 


"ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte.."

L'accostamento "antifascista e antisionista" non ha alcun senso.
Il Fascismo si rifà al  politico giornalista Benito Mussolini Alcune delle dottrine e delle pratiche elaborate e adottate dal fascismo italiano si sono diffuse in seguito, anche se con caratteristiche differenti, in Europaa e in altri Paesi del mondo.
Era un movimento nazionalista autoritario e totalitario, con una ideologia reazionaria e rivoluzionaria.   Sfocio’ nella dittatura e in leggi  basate sul razzismo
Il fascismo è una ideologia che intende(va) imporre un nuovo ordine ad una Nazione (avendo tra l’altro anche manie di espansionismo) basato su totalitarismo, xenofobia e razzismo. Si allineava al nazismo che teorizzava e auspicava una “razza nuova”, pura, nordica, superiore. Gli altri da eliminare
Nulla di tutto cio’ appartiene al sionismo, che è invece ideologia di aspirazione ad una propria terra, alla ricostituzione di una propria Nazione, non ha elementi xenofobi, razzisti né totalitari.
 Il sionismo è un movimento  internazionale di autoderminazione del popolo ebraico  che riteneva possibile mediante la nascita di una nazione ebraica, non nel senso di esclusione dalla società dei soggetti non ebrei, ma nel senso di  Stato ove il popolo ebraico potesse fiorire.
E’ importante ricordare dove e come nasce il movimento sionista:  nasce infatti  tra gli ebrei  europei, e russi.  Questi da tempo vivevano situazioni di disagio se non addirittura di discriminazione legale  tanto che molti, moltissimi ebrei russi per esempio emigrarono verso gli Usa (tra i famosi migranti russi verso gli usa troviamo ad esempio Golda Meir, futura Primo Ministro di Israele).
Fu con la Shoà che sempre un maggior numero di ebrei sentì la necessità di un paese rifugio, di una Nazione propria.
Ma sarebbe errato sostenere che Israele sia nato  per “riparare al disastro”,  l’idea sionista era presente ben prima, indicativamente dal 1880.  
Anche precedentemente vi era sempre stata una certa immigrazione ebraica verso Gerusalemme, per motivi religiosi, con il sionismo questa immigrazione è di stampo laico: ricostruire una nazione propria, una identità propria, una lingua propria.
Il Congresso sionista del 1897 chiuse i lavori con questa affermazione “Il sionismo persegue per il popolo ebraico una patria in Palestina pubblicamente riconosciuta e legalmente garantita.”
Creare una patria per un popolo (ebraico, cinese, armeno o chichessia) non risponde a un’esigenza di giustizia ? non esiste un principio di l di autodeterminazione dei popoli?  Questo principio sancisce l'obbligo, in capo alla comunità di Stati, a consentire che un popolo sottoposto a dominazione straniera  o facente parte di uno stato che pratica la discriminazione, possa determinare il proprio destino in uno dei seguenti modi: ottenere l'indipendenza, associarsi o integrarsi a un altro stato già in essere, o, comunque, a poter scegliere autonomamente il proprio regime politico.
Al tempo il popolo ebraico era sparso in piu’ stati e in molti di essi gli ebrei subivano un vero e proprio apartheid, si pensi alla Russia zarista e ai terribili pogrom di fine ottocento/primi del novecento.
Quindi il sionismo non è altro che una ideologia volta a far nascere una nazione libera, ma attenzione, una nazione democratica, non già una nazione di stampo fascista, dittatoriale.   Nell’attuale Israele, nazione laica (non religiosa), vi è libertà di religione, libertà di parola, di voto, diritti civili per ogni cittadino a prescindere dal suo essere ebreo o meno. Israele non ha leggi che discriminano i non ebrei, detto in termini molto semplici.
Uno stato fascista, come fu l’Italia degli anni 30/40, aveva un governo dittatoriale, e leggi che discriminavano i cittadini sulla base dell’etnia e /o della religione.
Non possiamo in nessun modo accostare il fascismo al sionismo.

Lascio alle parole di Martin Luther King la spiegazione di “sionismo”. Il pastore americano scrisse una “lettera ad un amico antisionista” affrontando proprio questo tema.
Estratto da “Letter to an Anti-Zionist Friend”, di Martin Luther King   

“(…) Tu dichiari, amico mio, che tu non odii affatto gli Ebrei, che tu sei solamente anti-sionista. Per questo dico che la verità risiede sulla cima della montagna, e che i suoi echi risuonano nelle verdi vallate della terra di Dio. Quando le persone criticano il sionismo, esse pensano agli Ebrei, e questa è  la verità di Dio.
L’antisemitismo, l’odio nei confronti del popolo ebraico, è stata e rimane una macchia sull’anima dell’umanità. Siamo pienamente convinti su  questo punto. E, di conseguenza, sappiamo anche questo: anti-sionismo significa intrinsecamente anti-semitismo, e sarà sempre così.
Perché? Per il semplice motivo che il sionismo è niente meno che il sogno e l’ideale del popolo ebraico di tornare a vivere in pace nella propria terra. Il Popolo ebraico, ce lo dicono le Scritture, un tempo ha potuto vivere unito in Israele. Gli ebrei sono stati espulsi dai tiranni romani, quegli stessi Romani che hanno crudelmente ucciso Nostro Signore. Condizionati dal pensiero della loro patria, ossessionati dal ricordo della loro nazione in cenere, il popolo ebraico è stato costretto a vagare in tutto il mondo. Ancora una volta, un’ennesima volta, il popolo ebraico è caduto nelle mani di un tiranno che lo ha sottomesso.
Il Popolo Nero conosce, amico mio,  che cosa significhi soffrire i tormenti della tirannia sotto un giogo a lui imposto. I nostri fratelli in Africa hanno pregato, invocato, chiesto, preteso il riconoscimento e la realizzazione del proprio diritto naturale a vivere in pace per diritto naturale nel proprio paese. Per chi anela a conquistare questo diritto inalienabile di tutta l’umanità, dovrebbe essere facile comprendere e sostenere il diritto del popolo ebraico a vivere sulla terra dell’antica Israele. Tutti gli uomini di buona volontà, dovrebbero esultare al compimento della promessa fatta da Dio per il suo popolo, che possa vivere nella gioia sulla sua terra “ricostruita” da loro e prima rubata.

Questo è il sionismo, niente di più, niente di meno.

Se ritieni che il Popolo ebraico meriti di avere uno Stato indipendente, allora sei un sionista. E’ così facile.
Sionismo non è una parolaccia. Si tratta di un credo che rafforza il diritto legittimo del popolo ebraico al’auto-determinazione.
Non devi essere un Ebreo per essere un sionista, allo stesso modo non è necessario essere una donna per essere una femminista, o una persona di colore per credere nella parità di diritti dei Neri.
Essere un sionista non significa ritenere che Israele sia perfetto o non faccia errori. E’ possibile sostenere l’aspirazione nazionale palestinese, e ancora essere un sionista 
 Come sionista è possibile essere in disaccordo con le politiche d’Israele, criticare apertamente il suo governo E’ possibile intervenire per sollecitare i governanti israeliani a modificare il loro operato, fino a rimostrare nei loro confronti.[ Accade ogni giorno, perché Israele democraticamente permette a ognuno di esprimere la propria opinione e non impicca i dissidenti alle gru, nota mia]
Ma non si può togliere il diritto ad Israele di esistere come Stato sovrano per il popolo ebraico.

E che cos’è l’anti-sionismo?

E’ la negazione al popolo ebraico di un diritto fondamentale, che noi reclamiamo giustamente per la gente d’Africa e che deve essere giustamente accordato a tutte le nazioni della terra. Questa è una discriminazione contro gli Ebrei, amico mio, solo perché sono ebrei. In una parola è anti-semitismo. L’antisemita coglie ogni occasione per esprimere il suo odio criminale nei confronti degli ebrei. Il tempo ha reso impopolare in Occidente proclamare apertamente il suo odio nei confronti degli ebrei. Stando così le cose, l’anti-semita deve inventare ogni volta nuove forme e nuovi preconcetti per il suo veleno.  Come dovrebbe gioire per questa nuova mascherata! Egli non odia gli ebrei, è soltanto anti-sionista. Amico mio, io non t’accuso deliberatamente di antisemitismo. So che è nel giusto chi sente come me un profondo amore per la verità e la giustizia, una repulsione per il razzismo, i pregiudizi, le discriminazioni. Ma io so che tu hai sbagliato, analogamente agli altri Stati che ritengono si possa essere anti-sionista, pur rimanendo fedeli ai principi che condividiamo sinceramente di cuore entrambi, tu ed io.
Anelo nel profondo del cuore e dell’anima che comprendiate questo. Quando le persone criticano il sionismo, si sbagliano: pensano agli Ebrei.

Martin Luther King 

Pertanto tra pochi giorni, onoriamo dunque la memoria, ricordiamo, da italiani,  un passato ingombrante, difficile, tragico, ma riflettiamo anche che oggi piu' che mai l'antisemismo è vivo, mascherato da antisionismo.
Non possiamo deporre fiori sulle tombe, fare comizi, veder film, piangere per i morti del passato, leggere libri con commozione e partecipazione, senza ricordare che oggi moltissimi ebrei in questa nostra Europa sono in pericolo, come allora.
Spero..non come allora!

Oggi esiste Israele, esiste questo Stato pronto ad accogliere gli ebrei. E vorrei che ogni ebreo nel mondo potesse scegliere di andarci a vivere, ma non vorrei mai che qualcuno fosse costretto a farlo perchè in Italia, o in Francia, o in Svezia  la sua vita fosse a rischio.

venerdì 24 febbraio 2017

C'era una volta King David Street a Hebron...(ovvero cosa non vi dicono su Shuhada Street )

 
Come ogni anno, in tutta Italia si svolge una  manifestazione  chiamata “Open Shuhada Street” sull’assunto che Israele, solito cattivone (mentre fa tanto cool e figo organizzare manifestazioni pro pal), vieterebbe l’apertura della strada e il commercio pertanto sarebbe di fatto impossibile.
Ma cosa sappiamo di questa strada, e di Hebron?

Questa strada  er  la strada principale che portava e porta alla Tomba dei Patriarchi, era il mercato centrale all'ingrosso della regione di Hebron, della città storica, la vecchia Hebron, in quanto la sua posizione centrale alla tomba, e la posizione della stazione degli autobus e la stazione di polizia, ha reso un raduno naturale il posto.
Gli israeliani la chiamano King David Street mentre i palestinesi Shuhada Street

STORIA
Hebron è un insediamento fondato nel IV secolo avanti cristi dal popolo ebraico  ed è piu’ volte menzionata nel Pentateuco (Antico Testamento)  Dopo l'insediamento degli ebrei in quell'area con il Patriarca Abramo  la città divenne il principale centro della Tribu’ di Giuda; lo stesso Davide venne incoronato re d'Israele ad Hebron, che fu la sua prima capitale. Solo dopo la conquista di Gerusalemme, lasciò Hebron e si trasferì nella nuova capitale
 Una grotta situata nella parte bassa di Hebron  è detta la Tomba dei Patriarchi  ed è il luogo in cui secondo la Bibbia sono sepolti Abramo, Sara, Isacco, Rebecca e Lia.
Nel 638 d.c Hebron venne conquistata dagli arabi (potremmo definirla “occupazione di terra altrui?”)  nel 1099 passò sotto il controllo dei crociati,

Facendola breve, ad un certo punto Hebron diventa Impero Ottomano, fino al suo crollo, nel 1918. Ed è in allora che la Palestina diventa Protettorato Britannico
Nell'agosto del 1929, la popolazione araba uccise 67 ebrei (la metà del totale dei caduti ebraici morti durante la rivolta), alcuni dopo violenze carnali e torture, e 135 furono feriti (episodio passato alla storia come il massacro di Hebron del 1929).  Durante gli scontri avvenne la quasi totale distruzione del quartiere ebraico pluricentenario.
La popolazione ebraica fu spostata a Gerusalemme al termine degli scontri; alcune famiglie torneranno ad Hebron due anni dopo, per poi lasciarla definitivamente nel 1936, evacuate dalle forze britanniche. Rimase poi parte del mandato britannico  fino al 1948. Nel 1949  la Legione Araba dell'emiro hascemita di Trasngiordania occupò Hebron e il resto della  Cisgiordania, controllo mai riconosciuto dall'ONU ma solo da Gran Bretagna e Pakistan
I territori oggi conosciuti come Cisgiordania erano principalmente parte del territorio riservato dal Piano di spartizione del 1947 (Risoluzione 181 dell'Assemblea Generale dell'ONU) per uno stato Arabo. In base al Piano, la città di Gerusalemme e le città circostanti (comprese Betlemme e Ramallah) sarebbero state un territorio amministrato internazionalmente, il cui futuro sarebbe stato determinato in una data successiva. Il Piano fu accettato da Israele, ma rifiutato dagli arabi.
Mentre uno stato arabo palestinese (oltre a quello già creato sull'85% del territorio con il nome di Transgiordania' ossia l’attuale Giordania) non riuscì a materializzarsi, i territori vennero occupati dal confinante Regno di Transgiordania a seguito dell'attacco di questo ed altri quattro paesi arabi al neonato Stato di Israele. Questa occupazione non venne riconosciuta dall'ONU o dalla comunità internazionale.
Si legga bene: i territori furono occupati dalla Giordania che attaccò, unitamente ad altri pasi arabi, o nel 1948 lo stato di Israele.
Durante l’armistizio di Rodi, che poneva fine alle ostilità, la linea temporanea di demarcazione venne tracciata tra Israele e l'esercito transgiordano sulla "sponda occidentale", venne determinata dai colloqui sul cessate il fuoco del 1949, e viene spesso chiamata la "linea verde".  Non è un “confine” a norma del diritto internazionale ma una linea di armistizio post bellico.
Durante gli anni successivi, ci fu una significativa infiltrazione di rifugiati palestinesi e di terroristi, attraverso la linea verde.
La Guerra dei Sei Giorni (1967) fece crollare l’armistizio, e di conseguenza le linee armistiziali, ed Israele entrò di nuovo in possesso di questo territorio, ma il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, con la risoluzione 242 del novembre 1967, dispose che Israele si ritirasse da tali territori, definendoli  erroneamente “occupati”. Israele contestò questa risoluzione rifiutando di ritirarsi  soprattutto per poter contrastare il terrorismo da ivi  proveniente .
Nel 1988, la Giordania (che era a rigore lo Stato che aveva quei territori prima della guerra dei sei giorni) ritirò tutte le pretese su di essi, concedendone la sovranità all'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) guidata da Yasser Arafat.
Nel 1993 gli Accordi di Oslo dichiararono lo status finale della Cisgiordania, come soggetto di un accordo tra Israele e la leadership araba palestinese. A seguito degli accordi, Israele ritirò le sue forze militari da alcune aree della Cisgiordania, che venne quindi divisa in tre aree.
Parte A   controllo palestinese e amministrazione palestinese
Parte B   controllo israeliano e amministrazione palestinese
Parte C   controllo israeliano e amministrazione israeliana
L'Area A comprende le città palestinesi, e alcune zone rurali di distanza da centri di popolazione di Israele nel nord (tra Jenin, Nablus, Tubas, e Tulkarm), il sud (nei pressi di Hebron), e uno nel centro sud di Salfit. L'Area B aggiunge altre popolate aree rurali, molto più vicino al centro della Cisgiordania. L'Area C contiene tutti gli insediamenti israeliani, le strade di accesso utilizzato per gli insediamenti, zone cuscinetto (vicino a insediamenti, strade, aree strategiche, e in Israele), e quasi tutta la Valle del Giordano e il deserto di Giuda.
Mentre la stragrande maggioranza della popolazione palestinese vive in zone A e B, le terre vacanti disponibili per la costruzione di decine di villaggi e città in tutta la West Bank, è situato ai margini della comunità e definita come area C.
L'Autorità Palestinese ha il pieno controllo civile nell'area A, l'area B è caratterizzata da un'amministrazione congiunta tra l'ANP e di Israele, mentre la zona C è sotto il pieno controllo israeliano.
Cosa accadde a Hebron ?
Nel 1929, come detto, vi fu il massacro di Hebron, dove la popolazione araba uccise  67 ebrei  e ne ferì 135 (su una popolazione di circa 600)
Negli anni 1990/2000  Hebron e la strada principale attraversarono un periodo critico, non era affatto sicuro camminarci, numerosi gli episodi di molestie, accoltellamenti, attacchi con l'acido, sparatorie e bombardamenti.
L'arteria principale, appunto David Street, prima del 1929 attraversava il ghetto ebraico sino alla sinagoga Avraham Avinu.
Oggi, si snoda ancora attraverso il quartiere ebraico, a partire dalla Tomba di Machpela, luogo di sepoltura dei Matriarche biblici e Patriarchi, oltre il Gutnick Center, la piazza Gross, il quartiere Avraham Avinu e fino a Beit Hadassah. Una svolta a sinistra vi porta in cima alla collina al Tel Hevron / Admot quartiere Ishai. 
Proseguendo si va invece in Hebron H1, un centro economico vivace per l'Autorità palestinese. I cittadini israeliani non possono accedervi oltre.
I residenti di lingua araba locali chiamano la strada Shuhada Street, da molti tradotto come “Martiri Street”

La strada è stata inizialmente chiusa al traffico veicolare con traffico pedonale limitato dal 1994, riaperto per breve tempo nel 1997 e riaperto di nuovo nel 1999.
David Wilder, portavoce della comunità ebraica di Hebron ha detto che certamente è increscioso chiudere una strada, ma che occorre comprenderne la necessità e l’utilità.

Ci sono stati innumerevoli attacchi contro King David Street, tra cui l'agguato davanti a Beit Hadassah nel 1980 che uccise sei persone e il ferimento di molti altri da parte dei palestinesi.
Anche il 2002 è stato un anno sanguinoso: incidenti quasi giornalieri. In un articolo del 13 marzo 2002 il quotidiano  Haaretz  scriveva:
"In un altro incidente a Hebron  il quindicenne Eliya Meshulam, da Beit Hadassah nell'enclave ebraica della città, è stato accoltellato da un palestinese in Kikar Gross, sotto il controllo israeliano. Gravi le lesioni. L’autore dell’attacco è riuscito a fuggire verso la zona del mercato. Testimoni oculari hanno detto che un certo numero di negozianti lo hanno aiutato a fuggire e le forze di sicurezza hanno fermato alcuni dei proprietari di negozi per essere interrogati. Nelle ultime settimane, c'è stata una escalation della violenza a Hebron, con sparatorie che si verificano quasi ogni giorno. "
Questo incidente non è stato isolato, anzi è solo uno dei tanti attacchi quotidiani che subiva a popolazione ebraica della città. In piazza Gross (o Kikar in ebraico) potete vedere un pilastro che commemora il luogo in cui venne assassinato nel 1983, su King David Street  un giovane studente  diciottenne, Aharon, per mano di un uomo fuggito poi in mezzo alla folla della strada
Piu’ recentemente Piazza Gross, (Kikar in ebraico) commemora il sito su King David / Shuhada Street, dove il 18-anni, studente yeshiva Aharon è stato assassinato da un terrorista nel 1983, che è scappato in mezzo alla folla.

Uno degli episodi più terribili della storia recente è stato l'assassinio della coppia Levy, la moglie era incita al momento della sua uccisione . Dina Levy, 37 anni, e suo marito Gadi Levy, 31 anni, sono stati uccisi quando un attentatore suicida ha fatto esplodere la sua carica accanto a loro in Shuhada Street a Hebron.  
Oggi resta questa targa a commemorare le giovani vite 

Secondo Haaretz  del 18 maggio, 2003 "Fonti militari hanno detto che l'attentatore era travestito da un colono e indossava una camicia bianca, l'abbigliamento consueto per gli ebrei religiosi di sabato. Secondo le fonti, l'uomo, è invece identificato come l’attivista di Hamas  Fuad Qawasmeh, 21 anni "
La tribù Qawasameh, come viene indicato su Wikipedia, "domina Hamas a Hebron ... La famiglia Qawasameh è il principale fornitore di militanti alle cellule Hebron di Hamas".
La bella famigliola ha al suo servizio più di 10.000 persone, e  sono responsabili di numerosi attacchi terroristici mortali in tutto Israele. Nella stessa settimana dell’assassinio dei coniugi Levy, sono avvenuti diversi attacchi, molti da terroristi basati in Hebron.

La Corte suprema e funzionari della sicurezza israeliani hanno pertanto ritenuto che fosse necessario bloccare questo terrorismo, che tante vittime faceva e in Hebron e in Israele ma anche per salvaguardare i residenti palestinesi di Hebron che si stavano uccidendo per lotte intestine  . E si è provveduto alla chiusura veicolare della strada.

Israel Hayom scrive il 26.2.2016 “ Hebron è il luogo tra i piu’ radicalizzati del terrore palestinese. In questa recente ondata, ben il 40% degli attentatori erano di Hebron.
Dei 174 terroristi che hanno tentato o hanno compiuto attacchi (a partire dall’inizio di questa settimana) ben 69 provenivano dalla zona di Hebron

Behadrey haredim notizie ribadito la statistica in un articolo dal 16 febbraio 2016 ha dichiarato, "Hebron si distingue come la zona principale da cui emergono i terroristi. Secondo il GSS [General Security Service], il 40% dei responsabili degli attacchi ... erano da Hebron e Yatir ".

The Times of  Israel il 15 febbraio 2016, ha ribadito, "una percentuale elevata dei terroristi Cisgiordania - 69 su 174 (40%) - è venuto dalla regione di Hebron e Yattir."
Ora guardiamo questa mappa

I civili israeliani sono ammessi solo nel 3% di Hebron. La zona  H1 di Hebron, la piu' grande come si vede, e che comprendeva quattro luoghi sacri ebraici, così come grandi centri commerciali e molti negozi, è vietata agli israeliani. 
Anche se il 20% della città è sotto la giurisdizione israeliana, solo i soldati Israele Difesa forza possono accedere alle altre aree di H2 di Hebron.
D'altra parte, i residenti Palestinesi sono liberi di vivere in ogni zona e passare avanti e indietro tramite posti di blocco. 
Certo ci sono i check point..ma servono per bloccare attacchi. Oramai anche in europa sappiamo bene come siano importanti e necessari i controlli quando si è sotto attacco terroristico.

E badate…oggi  Shuhada Street / King David Street non è la via principale di Hebron, come sostenuto spesso in varie manifestazioni. 
Si tratta di una relativamente piccola strada nella città vecchia. 
eccola....


 Anche se lì riaprissero i negozi, la gente ormai non va nella zona vecchia ma nei grandi Pall mall  in H1 di Hebron, il cuore della nuova città moderna. Centri commerciali che manco in Italia abbiamo!


H1 Hebron è un grande, fiorente città, con fabbriche enormi, aziende e centri commerciali. Hebron è la città più prospera e centro principale dell'economia per i palestinesi, con oltre il 40% dell'economia dell'autorità palestinese  prodotta lì. Ci sono 17.000 fabbriche e laboratori in tutte le aree di produzione.

Ci sono quattro ospedali, tre università, un 4.000 posti a sedere al coperto stadio di basket, senza contare il 18.000 posti stadio di calcio nella città vicina di Dura, che si trova nella PA Governatorato di Hebron.
La plastica è un grande business in H1, come la fabbrica Zamzam che produce sacchetti di plastica e la Royal fabbrica di plastica, fondata nel 1993, che ha oltre 1.000 dipendenti. 
Quindi... la storia del riaprire Shuhada Street è l'ennesima frottola volta a far apparire Israele il cattivo e dispettoso che impedisce chissà che. Di fatto non impedisce  il commericio in Hebron, che è invece fiorente. E tiene sotto controllo una strada a fini di sicurezza.

Chi sopporta  veramente gli eventuali inconvenienti?
I residenti palestinesi sono autorizzati a camminare ovunque a parte il tratto di Shuhada Street che collega i quartieri ebraici e in cui gli attacchi terroristici sono stati più frequenti. 
Ci sono numerose strade laterali che sono accessibili da parte dei residenti dell'Autorità palestinese, ma sono off limits per gli israeliani. 


Yasser Arafat, a suo tempo, ha accettato la legittimità di una presenza ebraica a Hebron quando ha firmato nel 1997 gli Accordi di Hebron, accordi che hanno  trasferito l'80% della zona di  Hebron al controllo totale da parte dei palestinesi 



Prima di allora, Hebron era aperta, con gli ebrei e gli arabi che avevano accesso alla città intera. Tale status è finito nel 1997, quando l'area H1 Palestinese controllata di Hebron è stata chiusa agli ebrei, nonostante il fatto che, secondo gli accordi, Hebron avrebbe dovuto essere una "città aperta".

Attenzione: le strade di accesso in queste zone sono vietate agli ebrei, non già ai palestinesi (mentre in Israele non vi sono strade o luoghi vietati agli arabi!). Viaggiando potete vedere cartelli rossi che dichiarano aree non accessibili agli israeliani
Se i palestinesi di Hebron hanno disagi, questi sono davvero minuscoli se li confrontiamo con quelli della comunità ebraica ivi presente.

Shuhada Street è stata chiusa dalla CORTE SUPREMA
E 'degno di nota che la Corte Suprema si è spesso pronunciata contro la comunità ebraica della zona, per esempio, lo sgombero di Beit HaShalom nel 2008, lo sfratto dal vecchio mercato nel 2008 e lo sgombero da alcuni edifici nel 2016.
Dopo le restrizioni iniziali, i tribunali israeliani ove necessario hanno disposto la riapertura in varie fasi. Durante la prima fase, il trasporto pubblico è stato permesso da parte del traffico stradale e il pedonale era comunque permesso sull'intero strada.

Durante questo periodo di tempo, le donne ebree erano costantemente avvicinate, fisicamente e verbalmente, soprattutto da adolescenti arabi e giovani adulti. I taxi riempivano la strada, causando problemi di traffico costante. Tuttavia la strada è rimasta aperta.
Dopo l'inizio della seconda intifada nel mese di ottobre del 2000, le forze terroristiche hanno iniziato gli attacchi costanti al quartiere ebraico a Hebron dalle colline che circondano la comunità, colline che sono state trasferite sotto controllo palestinese in seguito agli Accordi di Hebron del 1997 . 
Se una  seconda intifada non fosse iniziata, la strada sarebbe probabilmente ancora aperta (fatelo presente nelle varie manifestazioni!). 
Quando infatti sono ripresi gli attacchi con intenzione di uccidere e mutilare gli ebrei, nel tentativo di mandare via, espellere, i pochi ebrei della comunità lì rimasti (e previsti dagli accordi israelo palestinesi del 1997) Israele ha deciso di non 'porgere l'altra guancia,' portando a misure di sicurezza obbligatorie, alcune delle quali sono ancora in vigore, allo stato attuale .
Il 6 luglio, 2011, dopo sette anni di discussioni, la Corte Suprema ha respinto i ricorsi dei palestinesi affinchè King David Street, una delle poche strade israeliane a Hebron, potesse essere riaperta al traffico.

Che dire delle restrizioni imposte agli israeliani?

Nel discutere le restrizioni sui non-israeliani a King David Street, sarebbe anche  giusto e corretto parlare pure della restrizioni imposte a israeliani che cercano di visitare la tomba di Machpela
L'antico complesso si articola due ingressi separati, l'ingresso ebraico è su King David Street. E chi entra, anche se ebreo,  deve subire lo stesso controllo di sicurezza, come i residenti palestinesi,  prima di visitare il sito.
Per dieci giorni all'anno, ogni gruppo ha accesso esclusivo a tutto il sito. In questi giorni in genere corrispondono a festività come Pasqua e Sukkot per i fedeli ebrei e il mese di Ramadan e di altre festività islamiche per i fedeli musulmani.
Il lato musulmano del complesso è molto più grande della parte ebraica e comprende la Sala di Isacco e Rebecca, dove si trova l'ingresso effettivo alle grotte sotterranee. Durante i dieci giorni di accesso musulmani, gli effetti ebraici come piatti nome ebraico e articoli religiosi vengono rimossi per evitarne la distruzione  Ci sono stati numerosi episodi infatti di mezuzahs rubate e rotoli della Torah profanati
Per 700 anni, ai non musulmani è stato negato l'accesso alla Tomba di Machpela.  C'è pertanto il timore giustificato che se Israele non avesse il controllo, ai non musulmani sarebbero ancora negato l’accesso. Questo è il caso della Tomba di Giuseppe a Shchem che è stata vandalizzata dopo il suo trasferimento sotto controllo palestinese nel 2000 e ora è accessibile solo di notte con scorta armata.

Altri luoghi santi per l’ebraismo,  che si trovano  nella parte H1 di Hebron e benché fosse stato concordato nel 1997 il libero accesso,  sono invece chiusi egli israeliani se non in rare, pre-organizzate, visite scortate 

Numerosi funzionari palestinesi di  Hebron hanno dichiarato la loro intenzione di vietare a tutti i non musulmani di entrare nella Tomba di Machpela, se mai ne avessero avuto l'opportunità. Tra coloro che a piu’ riprese hanno sostenuto ciò troviamo  l’ex sindaco  di Hebron Khaled Osaily , o Kamal Dweck altro soggett di spicco della comunità araba di hebron, e Mustafa Barghouti  (che è cugino di quel Marwan Barghouti, leader di Fath nella West Bank)..
Il presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas ha dichiarato: "abbiamo francamente detto, e sarà sempre così: se ci sarà uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme come sua capitale, non saremo  d'accordo su presenza Anche di un solo un israeliano in esso." Fonte: http://goo.gl/REIv4

L'esercito israeliano a Hebron, perchè?


Le forze di sicurezza israeliane forniscono più servizi: a) offrono una protezione ai residenti di Hebron, contro le minacce terroristiche costanti. Questo include gli attacchi perpetrati contro ebrei e contro palestinesi in Israele e nei territori dell’autorità palestinese  b) offrono una protezione a più di 700.000 persone che visitano ogni anno Hebron  c) offrono una protezione agli israeliani in tutto Israele. Dopo che Israele si ritirò dalla zonaH1 di Hebron, i terroristi hanno usato il vuoto per creare un'infrastruttura per pianificare attacchi in altre città israeliane.  .

Hebron è facilmente accessibile per una varietà di attivisti e agitatori internazionali e relativamente sicuro, a differenza di altri punti di conflitto in tutto il mondo in cui il rischio di essere rapiti o uccisi è alto. Il terrorismo nella zona è elevato e l'autorità palestinese non sa garantire la sicurezza. Non solo, spesso Hebron e luogo di crescita di molti degli attentatori che poi colpiscono il Paese intero.

E' pertanto palese che tenere King David Street alias Shuhada Stree chiusa è una necessità per fronteggiare crimini e attentati.
E la ripercussione sul commercio di Hebron è del tutto inesistente.